I RACCONTI DI GUIDORICCIO

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Il mistero dell'Accesa


Prologo

 

O ragazzi, probabilmente nessuno di voi ha mai sentito parlare del lago dell’Accesa. E vi sfido anche a trovarlo sulle carte geografiche d’Italia o della Toscana. 'Un c’è! Se proprio siete tenaci, potete munirvi di mappe dettagliate e andare a ispezionare col lanternino la zona compresa tra Massa Marittima, Ribolla e Gavorrano. Se aguzzate la vista, forse potrete scorgere un puntolino azzurro in mezzo alla Maremma: ebbene quello è il lago dell’Accesa

Oddio, lago! Più che lago lo si potrebbe definire laghetto, stagno, una catinella, una conca d’acqua contornata da pioppi e frassini che vi si rispecchiano dentro. Tutt’intorno la pace di pascoli, di campi arati a perdita d’occhio dove d’estate la fanno da padrone le cicale di giorno e i grilli di notte, senza alcuna apparenza di presenza umana: una pozza d’acqua in un’oasi verde in mezzo al nulla!

O meglio, se proprio dobbiamo andare a cercare dei vicini assidui, allora conviene che diamo un’occhiata nell’aldilà: eh, già! perché sembra proprio che gli unici abituali frequentatori del lago siano gli spiriti dimoranti nella vicina necropoli etrusca che poco alla volta sta riemergendo dal sottosuolo a un tiro di schioppo dalla riva. Si vede che sono stanchi di riposarsi e si vogliono sgranchire le gambe e le braccia con una bella nuotata!

Ma allora perché si chiama lago, mi direte voi? E magari perché un nome così ganzo o almeno insolito come quello dell’Accesa? E dove sta il mistero di cui c'hai parlato nel titolo di questa storia?

Calma, calma, una cosa per volta! Cominciamo dal nome. Beh, le persone istruite o dotti studiosi delle amenità maremmane probabilmente vi daranno una spiegazione scientifica del fatto: il lago -diranno- si chiama così, perché uno o due secoli fa erano stati allestiti nei paraggi forni fusori per trattare i minerali estratti dalle Colline Metallifere circostanti. Peccato che l’ipotesi sia, secondo me, un po’ azzardata, non si capirebbe il motivo, infatti, per cui i minerali dovessero essere trasportati proprio nei pressi del lago per essere fusi, non proprio dietro l’uscio delle miniere insomma, in tempi in cui i camion e i trattori non erano, diciamo così, diffusissimi e il mezzo di trasporto standard era il mulo, con un suo stile e una sua personalità, non c’è dubbio, ma notoriamente non molto capiente e neppure troppo rapido. Insomma ai minatori, ma chi glielo faceva fare?!

Eppoi questo nome, l’Accesa, è ben precedente e, a sentire la gente di qui, si perde nella notte dei tempi, una notte buia fino appunto ai secoli bui del Medio Evo quando, sembra, tutto era possibile, anche una leggenda del tipo di quella che vi sto per raccontare, con tanto di misteri, magie e perché no miracoli che in queste cose ci stanno sempre bene e spiegano cose che altrimenti non sarebbero spiegate come, per esempio, perché ogni anno il 26 luglio in alcuni momenti della giornata il lago, solitamente di un verde cupo, si accende di una luce misteriosa che sembra provenire dalle profondità e che emana bagliori rossastri… a proposito, quasi mi dimenticavo, ecco la vera origine del nome!

E perché lago? Beh, sembra proprio che ciò sia dovuto alla quantità d’acqua contenuta nel medesimo. Mi spiego: anche se piccolo come estensione, pare però che sia molto, molto profondo, nessuno sa con esattezza quanto, ma quelli che la sanno lunga dicono addirittura che il lago sprofondi sino all’inferno!

Sarà vero? Mah! Clic sul libro e andiamo avanti.
 

 


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