I RACCONTI DI GUIDORICCIO

    La dolce vita    

Canto i cavalier, l'arme, gli amori...

Il viaggiatore che da Sassofortino o da Massa Marittima si dirige verso Siena lungo la Val di Merse, dopo la località del Gabellino si inoltra in un paesaggio di selvaggia bellezza, tra i contrafforti del Sassoforte a destra e il Poggio di Montieri a sinistra, fra gole boscose e sorgenti di acqua ferruginosa, con la strada che si apre in mezzo alla macchia da cui non è raro veder uscire sul far della sera qualche volpe o cinghiale. Lo scenario permane immutato sino a Palazzetto, in agro di Chiusdino il paese delle case turrite. Questo è lo scenario che si può ammirare ancora oggi: figuratevi come doveva essere nell’anno del Signore 1148!

In quell’anno, per l’appunto, nacque Galgano Guidotti da una nobile e ricca famiglia di Chiusdino. I genitori, Guidotto e Dionisia, erano già da qualche tempo preoccupati per non aver ancora avuto prole; non erano più giovanissimi e nel loro castello dominante la Val di Merse si crucciavano di non avere un figliolo a cui trasmettere il loro nome e le loro sostanze e che soprattutto rallegrasse i giorni che ancora restavano loro da vivere.

Così Galgano venne al mondo quando ormai non ci speravano quasi più. Si sa cosa succede in questi casi: otto secoli e mezzo fa, così come oggi, quando nasce il tanto atteso figlio da una coppia un po’ matura, viene ricoperto di attenzioni, coccole e circondato da ogni sorta di doni, balocchi e ninnoli. E infatti nulla venne negato a Galgano, anche perché i Guidotti potevano permetterselo senza problemi, non avendo certo preoccupazioni economiche. E riversarono tutto il loro affetto (e un bel po’ di soldi) su quell’unico figlio maschio che era la loro luce e la loro speranza per il futuro.

Così Galgano, fra tate e istitutori, giocattoli e capricci, crebbe – come dire – un po’ viziato. Orgoglioso e consapevole del suo potere e della sua posizione, non si faceva scrupoli di esercitare la sua influenza e la sua autorità nel bene e nel male verso i contadini e i lavoranti delle sue terre e verso la comunità dell’intero paese. Amante della caccia, a volte stava via per intere giornate cavalcando per i boschi da solo o in compagnia di amici goderecci come lui con i quali organizzava anche memorabili sbronze nelle taverne anche di paesi lontani, fin verso la Maremma e il mare.

Anche le donne non mancavano a Galgano. Erano affascinate da quel giovane bello e ricco che pareva essere in grado di togliersi qualsiasi sfizio e aveva un grande carisma sugli amici. Galgano insomma poteva essere definito un leader, un vincente, un capo: le ragazze lo sapevano e, allora come ora, si concedevano volentieri in cambio di qualche regalo. Quanto sarebbe durata la deboscia?